Altro che guerra alla ndrangheta, i partiti dovrebbero fare molta più attenzione alla pervasiva infiltrazione delle logge massoniche. Parole di Nicola Gratteri. Il Procuratore di Catanzaro, da anni in prima fila contro le cosche, nel suo ultimo libro, scritto come di consueto a quattro mani insieme al giornalista Antonio Nicaso, analizza le ultime trasformazioni del malaffare in Calabria, disvelando un quadro allarmante che dipinge le cosche e le logge massoniche sempre più in osmosi e pronte a prendere il controllo delle Istituzioni per mezzo anche dei partiti politici.
“Gli ndranghetisti ormai discutono di massoneria come di una cosa di cui possono disporre e trarre benefici, le indagini ci confermano che in alcune logge esistono ancora incappucciati, i cui nomi sono noti solo all’orecchio del gran maestro, che sono pregiudicati e ndranghetisti” (Nicola Gratteri).
Il fenomeno della fusione di interessi tra ndrangheta e massoneria viene confermato anche dalle recenti inchieste delle Procure antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria. E la Calabria una delle regioni a più alta presenza massonica d’Italia. Una presenza asfissiante ma invisibile al tempo stesso. In Calabria anche i tribunali sono pieni di massoni, così come i partiti politici. Il Procuratore li segue da anni ed è pronto a dare il suo pesante contributo anche in questa direzione. L’anno buono pare essere proprio il 2020, quattro anni dopo l’istituzione di un reparto speciale presso la Procura antimafia di Catanzaro, specializzato nelle indagini su pubblici funzionari, professionisti insospettabili e colletti bianchi.
“Solo a Vibo Valentia, città a più alta densità massonica in Italia, abbiamo contato 12 logge” (Nicola Gratteri).
Secondo i bene informati il maxi-blitz della Procura di Catanzaro contro le logge massoniche deviate e colluse con la ndrangheta potrebbe portare all’arresto in Calabria di 350 persone insospettabili, tra giudici, avvocati, funzionari pubblici, uomini delle forze dell’ordine, e della chiesa addirittura. Arresti in gran parte tra le province di Cosenza, Vibo Valentia e Crotone.
La fratellanza, dunque, viene vista molto spesso come una camera di compensazione. Una sorta di “tavolino” (ideale, ma, forse, molto spesso materiale) attorno al quale possono sedersi le figure più disparate: una melassa in cui tutti – politici, imprenditori, professionisti, dipendenti pubblici, mafiosi – decidono l’andamento della vita politica, economica e sociale. Il “sistema ‘ndrangheta” oggi è soprattutto questo.
“La ndrangheta ha fatto un grande salto di qualità negli anni ’70 con la fondazione della “Santa”, un’ulteriore grado gerarchico dell’organizzazione che ha consentito la doppia affiliazione alla ndrangheta e alla massoneria deviata. Questo ha comportato contatti sempre più stretti tra i mafiosi e i quadri della classe dirigente e delle istituzioni. Al netto dei buoni risultati investigativi, la situazione è sfuggita di mano un pò a tutti: alle Forze dell’ordine, alla Magistratura, agli educatori, anche alla Chiesa. È un segnale culturale inquietante”. (Nicola Gratteri).