Giancarlo Pittelli il massone che sognava il CSM con l’aiuto di Cesa

Fino a poche ore fa il nome di Giancarlo Pittelli corrispondeva al volto di un insospettabile avvocato cassazionista, tra le menti migliori del foro di Catanzaro e della Calabria, in grado di vincere processi penali anche difficili. Un uomo stimato e apprezzato non solo nel campo forense, ma anche in quello politico. Pittelli era stato deputato nel 2001 con il ruolo di membro della commissione Giustizia della Camera dei Deputati, e poi senatore nel 2006 sempre nelle fila di Forza Italia.

L’operazione Scott-Rinascita, avviata all’alba del 19 dicembre 2019 dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri, ha però messo in risalto tutta un’altra storia, del tutto impensabile fino a poche ore prima. Un maxi-blitz contro le cosche del Vibonese in cui risultano indagate 420 persone, e dove la Procura antimafia ha messo nero su bianco il ruolo della massoneria nell’infiltrare istituzioni e partiti politici in nome e per conto della ndrangheta. Del resto Gratteri lo andava ripetendo da anni ormai: la ndrangheta usa i massoni per infiltrare le istituzioni.

Insieme ad altre 259 persone, lo stimatissimo avvocato cassazionista Giancarlo Pittelli è stato fermato dagli uomini del Ros del Comando provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia e messo in regime carcerario. Il suo nome compare 485 volte nell’ordinanza di custodia cautelare dei 330 arresti disposti dal giudice Barbara Saccà. In carcere ci è finito anche lui, con accuse gravissime (concorso esterno in associazione mafiosa).

“Accreditato nei circuiti della massoneria più potente, è stato in grado di far relazionare la ‘ndrangheta con i circuiti bancari, con le società straniere, con le università, con le istituzioni tutte, fungendo da passepartout del Mancuso, per il ruolo politico rivestito, per la sua fama professionale e di uomo stimato nelle relazioni sociali”. (ordinanza di custodia cautelare).

Secondo la Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, grazie alle sue influenze da potente massone, Giancarlo Pittelli era il passpartout della cosca Mancuso di Limbadi nelle Istituzioni. E proprio sull’appartenenza di Pittelli alle logge massoniche, gli investigatori grazie alle intercettazioni hanno documentato contatti rilevanti con il gotha della massoneria italiana. In un’occasione, per esempio, è emerso il tentativo dell’ex parlamentare berlusconiano di traslocare dalla massoneria di Catanzaro a quella romana. Per farlo si è relazionato a personaggi in vista del Grande Oriente d’Italia. Riferendosi alla loggia romana alla quale avrebbe voluto aderire, l’ex parlamentare dice: «Il rito scozzese ti apre le strade e le autostrade mondiali».

E non mancano i rapporti con un altro big della politica nazionale: Lorenzo Cesa. È tramite lui che Pittelli sperava di ottenere la nomina da membro laico nel Consiglio superiore della magistratura (CSM). Nelle 1.200 pagine dell’ordinanza Scott-Rinascita del movente che spinge il Pittelli a elargire favori ai boss dei Mancuso, il giudice scrive così: “con l’obiettivo di ottenere un ritorno nel proprio interesse”. Vale a dire “le nomine nei grossi processi”, un “avanzamento in politica”, nonché doni “molto costosi, come gioielli di lusso”. Nell’ordinanza si parla anche di un contatto di Pittelli con Lorenzo Cesa, europarlamentare e segretario dell’Udc, “tramite il quale sperava di poter ottenere una sponsorizzazione per l’elezione a membro laico del Csm”.

A definire il ruolo di Pittelli sono anche i pentiti. “So per certo – mette a verbale ad agosto 2016 Andrea Mantella – che l’avvocato è un massone che si prestava a fare favori ai suoi assistiti e a soggetti diversi….Razionale mi disse che Pittelli era un ‘amico’ e lo definiva ‘uno dei nostri'” ma “io lo sapevo già prima…e su ciò non ho dubbi”.

Nelle conclusioni del GIP di Catanzaro possono leggersi molti messaggi anche abbastanza chiari agli uomini che gestiscono partiti o che amministrano la Cosa pubblica : “il coacervo di relazioni tra i ‘grandi’ della ndrangheta calabrese e i ‘grandi’ della massoneria, tutti ben inseriti nei contesti strategici (giudiziario, forze armate, bancario, ospedaliero e via dicendo), è l’effetto del pactum sceleris in forza del quale il Pittelli si è legato stabilmente al contesto di “ndrangheta massona“, stabilmente a disposizione dei boss”.

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