Regionali, in Calabria la Lega fa un mezzo flop

Il partito in Calabria è passato dal 24% ottenuto alle elezioni europee del maggio 2019 ad un poco edificante 12,25% delle ultime consultazioni Regionali, con un dimezzamento che di fatto sancisce la fine dell’egemonia (durata solo pochi mesi) del partito nella Regione. E’ vero ci sono molti comuni dove ancora il partito di Matteo Salvini conserva una certa supremazia, ma questo avviene in virtù della divisione a tre di Forza Italia.

Il partito di Silvio Berlusconi si è presentato alla tornata elettorale con un tridente d’attacco di tutto rispetto: Forza Italia (12,34%), Casa delle Libertà (6,39%) e Lista Santelli Presidente (8,45%). Sommando i loro voti le tre liste insieme ottengono il 27,18% dei voti espressi. Una percentuale che proietta l’area che si rifà a Silvio Berlusconi al primo posto in Calabria e nella coalizione di centrodestra. Difficile per la Lega guidata dal commissario Cristian Invernizzi accampare pretese di egemonia o di indirizzo politico.

Insomma la Lega Calabria si è dovuta ridimensionare, pagando certamente alcune scelte poco attente da parte del commissario Invernizzi, che ha lasciato i territori privi di dirigenti in grado di trainare l’elettorato e di caricare a dovere i simpatizzanti. Invernizzi ha puntato troppo sull’effetto Salvini e sul voto di opinione, e molto meno sulla necessità di raccogliere le istanze dei territori, che si sono pertanto sentiti abbandonati. Il crollo di consensi è apparso evidente in tutte le province calabresi, le differenze (tra il 9% nella provincia di Reggio Calabria ed il 16% in quella di Catanzaro) sono dovute più che altro alla diversa potenza di fuoco proposta da Forza Italia in quei territori.

Tanto più Forza Italia, con le sue 3 liste, ha saputo presentare candidati forti e territorialmente considerati, tanto più ha perso la Lega in termini di consenso. Se poi nell’area centrale della Calabria (province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia) che rappresenta l’area con il maggior consenso per la Lega (15%), si tolgono i voti raccolti dai due consiglieri eletti Mancuso e Raso (oltre 11 mila) anche qui le percentuali crollerebbero al 10%.

La sensazione comune a molti analisti è che in Calabria sia mancato il prezioso e indifferibile apporto dei dirigenti e dei leader territoriali. La Lega paga lo scotto di non aver saputo selezionare una classe dirigente in linea con il sentiment diffuso, affidandosi a persone con scarso appeal. Niente di irreparabile, ma come prima cosa Invernizzi dovrà azzerare tutto e ricostruire il partito ascoltando i territori. L’era dei notabili auto referenziali è finito anche qui!

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